martedì 31 marzo 2015
Canti di Passione: Calimera 11 aprile 2014
Madre Terra Salento, Antonio Marotta ensemble (Napoli, Compagnia), Confraternite di vico del Gargano, Foggia.
Canto Tradizionale Arbereshe della Kalimera
a parola Kalimera (si pronuncia kaglimèra) dal greco "buongiorno", ha come significato autentico "buona novella". E' una vera composizione poetica di soggetto sacro, dove vengono ricordati episodi della vita terrena di Gesù, i grandi misteri, le glorie della Vergine e dei Santi.
La Kalimera a Greci.
SeSegue testo e critica
La Kalimera a Greci.
SeSegue testo e critica
di Pietro Napoletano)
Letteralmente, “kalimèra”
significa “bel giorno” o “buongiorno” ( dal greco kalà-imèra ), ed era il
buongiorno che, gruppi di giovani, andavano a cantare per le strade e per le
case la mattina di Pasqua, per annunziare la buona novella della Resurrezione
di Cristo. Se il canto augurale avveniva di sera, naturalmente, veniva definito
“kalispèra.” Successivamente, quello che era un annuncio festoso venne usato
anche per indicare quella specie di inni sacri popolari che narravano la
passione e morte di N.S. Gesù Cristo. Non so se consciamente o inconsciamente,
paradossalmente, anche la passione e morte di Gesù è una buona novella. Ma
quanti paradossi concernenti la religione, il nostro intelletto “limitato”, da
suo umano stato, non riesce a comprendere! La parola “kalimèra” ora, nel
piccolo mondo arberesh, è rimasto a significare soltanto quegli inni sacri di
sapore popolare che narrano appunto la passione e morte di Gesù, e che vengono
cantati con molta devozione durante la Quaresima. E, nella loro semplicità,
sono canti bellissimi ove si trovano immagini poetiche di straordinario vigore:
“Djelli u èrr, nder qìell ll u buar / hena ka jetr’an u pruar” ( Il sole s’è
oscurato, nel cielo è sparito/ la luna si è girata dall’altra parte).
Tramandate di generazione in generazione, le kalimère sono conosciute in tutti
i paesi arberesh, anche se con alcune varianti, giacchè lungo il loro
secolare cammino, hanno inevitabilmente subìto qualche lieve modifica.
significa “bel giorno” o “buongiorno” ( dal greco kalà-imèra ), ed era il
buongiorno che, gruppi di giovani, andavano a cantare per le strade e per le
case la mattina di Pasqua, per annunziare la buona novella della Resurrezione
di Cristo. Se il canto augurale avveniva di sera, naturalmente, veniva definito
“kalispèra.” Successivamente, quello che era un annuncio festoso venne usato
anche per indicare quella specie di inni sacri popolari che narravano la
passione e morte di N.S. Gesù Cristo. Non so se consciamente o inconsciamente,
paradossalmente, anche la passione e morte di Gesù è una buona novella. Ma
quanti paradossi concernenti la religione, il nostro intelletto “limitato”, da
suo umano stato, non riesce a comprendere! La parola “kalimèra” ora, nel
piccolo mondo arberesh, è rimasto a significare soltanto quegli inni sacri di
sapore popolare che narrano appunto la passione e morte di Gesù, e che vengono
cantati con molta devozione durante la Quaresima. E, nella loro semplicità,
sono canti bellissimi ove si trovano immagini poetiche di straordinario vigore:
“Djelli u èrr, nder qìell ll u buar / hena ka jetr’an u pruar” ( Il sole s’è
oscurato, nel cielo è sparito/ la luna si è girata dall’altra parte).
Tramandate di generazione in generazione, le kalimère sono conosciute in tutti
i paesi arberesh, anche se con alcune varianti, giacchè lungo il loro
secolare cammino, hanno inevitabilmente subìto qualche lieve modifica.
La più celebre è senz’altro “Nje
t’enjten ndaj dite” ( Un giovedì sul far del giorno), composta o trascritta dal
sacerdote e poeta di San Giorgio Albanese Giulio Variboba ( 1724-1788), ma ve
ne sono anche altre moto belle. Ricordo che già nel primo giorno di Quaresima
“Kreshmet”, mia madre dava inizio al canto delle kalimère che creava
un’atmosfera di mestizia che contribuiva efficacemente a predisporre l’animo a
vivere con profonda devozione il più grande evento della cristianità. Oltre mia
madre, mia zia e noi bambini, c’erano sempre, almeno due o tre donne del
vicinato “Gijtonja”, che davano vita al coro delle kalimère. Io, con altri
ragazzi, eseguivo l’ìson con molto impegno e partecipazione emotiva.
t’enjten ndaj dite” ( Un giovedì sul far del giorno), composta o trascritta dal
sacerdote e poeta di San Giorgio Albanese Giulio Variboba ( 1724-1788), ma ve
ne sono anche altre moto belle. Ricordo che già nel primo giorno di Quaresima
“Kreshmet”, mia madre dava inizio al canto delle kalimère che creava
un’atmosfera di mestizia che contribuiva efficacemente a predisporre l’animo a
vivere con profonda devozione il più grande evento della cristianità. Oltre mia
madre, mia zia e noi bambini, c’erano sempre, almeno due o tre donne del
vicinato “Gijtonja”, che davano vita al coro delle kalimère. Io, con altri
ragazzi, eseguivo l’ìson con molto impegno e partecipazione emotiva.
E’ l’ìson una forma di accompagnamento
armonico vocale eseguito quasi a bocca chiusa, abituale nel canto liturgico
bizantino, in uso nelle chiese greche, dagli effetti suggestivi. Si tratta di
una sorta di salmodìa che si svolge su due soli suoni, e che consiste nella
tenuta della voce sulle note cosiddette “buone”, seguendo lentamente la
melodia. La nenia più struggente, per me, quella che mi metteva nel cuore una
tristezza infinita e in alcuni passaggi mi faceva accapponare la pelle, era
“M’u nis Zonja Shen Meri”( S’incamminò la Vergine Maria). Anche da grande, l’ho
risentita volentieri, sempre con grande commozione, quando veniva cantata in
chiesa, davanti al Sepolcro, il Giovedì Santo.
armonico vocale eseguito quasi a bocca chiusa, abituale nel canto liturgico
bizantino, in uso nelle chiese greche, dagli effetti suggestivi. Si tratta di
una sorta di salmodìa che si svolge su due soli suoni, e che consiste nella
tenuta della voce sulle note cosiddette “buone”, seguendo lentamente la
melodia. La nenia più struggente, per me, quella che mi metteva nel cuore una
tristezza infinita e in alcuni passaggi mi faceva accapponare la pelle, era
“M’u nis Zonja Shen Meri”( S’incamminò la Vergine Maria). Anche da grande, l’ho
risentita volentieri, sempre con grande commozione, quando veniva cantata in
chiesa, davanti al Sepolcro, il Giovedì Santo.
A pensarci bene, il testo non è
che sia un gran che, e sciorina una sequela di incongruenze storiche, il che ha
fatto sempre arricciare il naso a molti saccenti ai quali, a mio avviso,
mancava l’umiltà per penetrare il senso profondo del fervore popolare. Narra la
suddetta kalimèra, che la Vergine Maria, affranta dal dolore e piangendo a
dirotto, vagava per il mondo alla ricerca del Figlio, e trovandosi a passare
davanti ad un convento, chiese ad un cappuccino se avesse per caso visto il di
Lei Figliuolo. Certo, le incongruenze storiche sono così evidenti che non
vale neppure la pena rilevarle. Ma proprio per questo, a me pare che quel
testo, nella sua semplicità e fanciullesca connessione, si presenti con
un’altra suggestione lirica che consente ogni, anche eccezionale acrobazia di
immagini, perché coglie il senso profondo del mistero della passione e morte di
N.S. Gesù, che trascende il tempo e lo spazio si pone come punto di riferimento
per l’umanità tutta, del passato, del presente e del futuro
che sia un gran che, e sciorina una sequela di incongruenze storiche, il che ha
fatto sempre arricciare il naso a molti saccenti ai quali, a mio avviso,
mancava l’umiltà per penetrare il senso profondo del fervore popolare. Narra la
suddetta kalimèra, che la Vergine Maria, affranta dal dolore e piangendo a
dirotto, vagava per il mondo alla ricerca del Figlio, e trovandosi a passare
davanti ad un convento, chiese ad un cappuccino se avesse per caso visto il di
Lei Figliuolo. Certo, le incongruenze storiche sono così evidenti che non
vale neppure la pena rilevarle. Ma proprio per questo, a me pare che quel
testo, nella sua semplicità e fanciullesca connessione, si presenti con
un’altra suggestione lirica che consente ogni, anche eccezionale acrobazia di
immagini, perché coglie il senso profondo del mistero della passione e morte di
N.S. Gesù, che trascende il tempo e lo spazio si pone come punto di riferimento
per l’umanità tutta, del passato, del presente e del futuro
domenica 31 agosto 2014
D. Antonio Sciarra incontra la comunità parrocchiale di S. Giovanni Evan...
D. Antonio sarai sempre nel nostro cuore.
Tu dal cielo prega per la pace e per il mondo intero, per l'Albania e per il viaggio apostolico di Papa Francesco nella Terra delle Aquile...
martedì 19 agosto 2014
GRECI KATUNDI. CONVEGNO ARBRESHE., Costantino o l'amor primitivo, Ariano, 2014, ristampa dell'edizione del 1875. a cura di Marco Aurelio Morena.
GRECI KATUNDI. CONVEGNO ARBRESHE.
Presentazione a Greci-Katundi (Av), Palazzo Caccese
ore 18,00.
Costantino o l'amor primitivo, Ariano, 2014, ristampa dell'edizione del 1875. a cura di Marco Aurelio Morena.
Relazione di Giovanni Orsogna: Luigi Lauda gigante arbreshe per il riscatto dei paesi balcanici (Albania, Grecia)
Profilo biografico.
PROGRAMMA
Saluti del Sindaco di Greci Arch. Donatella Martino
coordina il presidente della Proloco di Greci
Dott. Antonio Sasso
Luigi Lauda gigante arbreshe per il riscatto dei paesi balcanici (Albania, Grecia)
Profilo biografico.
Giovanni Orsogna
Conclusione del curatore del libro
Prof. Marco Aurelio Morena.
^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^ ^^^^^^^^
Caro Amici,
Vi aspetto il giorno 20 agosto, mercoledì alle ore 18,00 , palazzo Caccese di Greci, per la conferenza sul libro dell'Abate Lauda: Costantino o l'amor
primitivo, romanzo, Napoli, 1867. Terrò una relazione sulla vita e le opere dell'Abate Luigi Lauda (1820-1889) Italo pelasgo arbreshe di Greci.
http:// hirpusmephitis.blogspot.com/
3285522952
gorsogna@gmail.com
profilo face book.Giovanni Orsogna.
Presentazione a Greci-Katundi (Av), Palazzo Caccese
ore 18,00.
Costantino o l'amor primitivo, Ariano, 2014, ristampa dell'edizione del 1875. a cura di Marco Aurelio Morena.
Relazione di Giovanni Orsogna: Luigi Lauda gigante arbreshe per il riscatto dei paesi balcanici (Albania, Grecia)
Profilo biografico.
PROGRAMMA
Saluti del Sindaco di Greci Arch. Donatella Martino
coordina il presidente della Proloco di Greci
Dott. Antonio Sasso
Luigi Lauda gigante arbreshe per il riscatto dei paesi balcanici (Albania, Grecia)
Profilo biografico.
Giovanni Orsogna
Conclusione del curatore del libro
Prof. Marco Aurelio Morena.
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Caro Amici,
Vi aspetto il giorno 20 agosto, mercoledì alle ore 18,00 , palazzo Caccese di Greci, per la conferenza sul libro dell'Abate Lauda: Costantino o l'amor
primitivo, romanzo, Napoli, 1867. Terrò una relazione sulla vita e le opere dell'Abate Luigi Lauda (1820-1889) Italo pelasgo arbreshe di Greci.
http://
3285522952
gorsogna@gmail.com
profilo face book.Giovanni Orsogna.
GRECI- Katundi. Arbreshe KONFERENCA.
Prezantimi për grekët-Katundi (Av), Palazzo Caccese
18.00.
Konstandini ose dashuria primitive, Ariano 2014, ribotim edicionin 1875 nga Marco Aurelio Morena.
Raporti i John Orsogna: Luigi Lauda arbreshe gjigand për shpengimin e vendeve të Ballkanit (Shqipëri, Greqi)
Profile biografike.
Syllabus
Përshëndetje nga Kryetari i Bashkisë së grekëve Arch. Donatella Martino
koordinon Presidenti i grekëve Proloco
Dott. Antonio Sasso
Luigi Lauda arbreshe gjigand për shpengimin e vendeve të Ballkanit (Shqipëri, Greqi)
Profile biografike.
John Orsogna
Përfundim i redaktorit të librit
Prof. Marco Aurelio Morena.
^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^
Të dashur Miq,
Ne presim për 20 ditë gusht, të mërkurën në ora 18.00, ndërtimin Caccese e grekëve, në konferencën mbi librin e abati Lauda: Konstandinit apo dashuri
primitive, roman, Napoli, 1867, unë do të mbajë një raport mbi jetën dhe veprat e abati Luigi Lauda (1820-1889) Italo pelasgo arbreshe e grekëve.
http://hirpusmephitis.blogspot.com/
3285522952
gorsogna@gmail.com
PROFILI përballen book.Giovanni Orsogna.
sabato 12 maggio 2012
Apprendiamo con gioia la nomina del S. Padre Benedetto XVI di Mons. Padre Archimandrita Donato Oliverio a Vescovo eparchiale di Lungro.
Antichi legami con la nostra comunità di Greci, che ha origini comune arbreshe, per aver condiviso per 5 secoli il rito, le tradizioni, e la fede comune.
Auguri fervidi di un fecondo apostolato ed azione pastorale al novello vescovo eparchiale.
Eleviamo la nostra gratitudine al S. Padre Benedetto XVI che ha voluto assicurare la continuità apostolica alla Chiesa sorella di Lungro.
Maria SS.ma venerato col titolo del Caroseno, del Golfo d'Oro, il patrono S. Nicola accompagnino Padre Donato nel servizio episcopale.
Auguri cari di santità e di gioia nel Signore risorto.
con affetto ed amicizia
Giovanni Orsogna, vostro fratello diacono da Greci-katundi
ed amico di Marino e Fabiola Bellofatto Oliverio

NOMINA
DEL VESCOVO EPARCHIALE DI LUNGRO DEGLI ITALO-ALBANESI DELL’ITALIA CONTINENTALE
Il Papa ha nominato Vescovo Eparchiale di Lungro degli Italo-Albanesi dell’Italia Continentale l’Archimandrita Donato Oliverio, finora Delegato ad omnia della medesima Eparchia.
Archimandrita Donato Oliverio
L’Archimandrita Donato Oliverio è nato il 5 marzo 1956 a Cosenza.
Nel 1969 è entrato nel Seminario San Basile di Cosenza e poi in quello di Grottaferrata, dove ha conseguito la maturità classica. Come alunno del Pontificio Collegio Greco di S. Atanasio in Roma, ha frequentato i corsi di preparazione al sacerdozio presso l’Angelicum, conseguendo il Baccalaureato in Filosofia e Teologia. Al Pontificio Istituto Orientale ha ottenuto la Licenza in Scienze Ecclesiastiche Orientali.
Il 17 ottobre 1982 è stato ordinato sacerdote e nominato Parroco di San Giuseppe di Marri e l’anno successivo Direttore dell’Ufficio Catechistico Eparchiale, ricoprendo tale incarico fino al 2003.
Dal 1985 è Membro dell’Istituto per il Sostentamento del clero e dal 1988 al 2003 è stato Segretario dell’Istituto di Scienze Religiose di Lungro. Dal 1993 è Membro del Consiglio Presbiterale. È stato Segretario Generale della prima Assemblea Eparchiale di Lungro e Segretario Generale del II Sinodo Intereparchiale. Dal 1998 è Economo Eparchiale.
Dal 2002 al 2003 è stato Moderatore della Curia e Pro-Protosincello; dal 2003 al 2010 Protosincello e finora Delegato ad omnia dell’Eparchia di Lungro, nominato dall’Amministratore Apostolico S.E. Mons. Salvatore Nunnari.
Parla l’albanese e conosce il francese ed il greco.
Ha curato l’edizione italiana del Lezionario Apostolos ed ha pubblicato alcuni articoli di catechesi e di iconologia.
NOMINA DEL VESCOVO EPARCHIALE DI LUNGRO DEGLI ITALO-ALBANESI DELL’ITALIA CONTINENTALE
Il Papa ha nominato Vescovo Eparchiale di i Lungro degli Italo-Albanesi dell’Italia Continentale l’Archimandrita Donato Oliverio, finora Delegato ad omnia della medesima Eparchia.
Archimandrita Donato Oliverio
L’Archimandrita Donato Oliverio è nato il 5 marzo 1956 a Cosenza.
Nel 1969 è entrato nel Seminario San Basile di Cosenza e poi in quello di Grottaferrata, dove ha conseguito la maturità classica. Come alunno del Pontificio Collegio Greco di S. Atanasio in Roma, ha frequentato i corsi di preparazione al sacerdozio presso l’Angelicum, conseguendo il Baccalaureato in Filosofia e Teologia. Al Pontificio Istituto Orientale ha ottenuto la Licenza in Scienze Ecclesiastiche Orientali.
Il 17 ottobre 1982 è stato ordinato sacerdote e nominato Parroco di San Giuseppe di Marri e l’anno successivo Direttore dell’Ufficio Catechistico Eparchiale, ricoprendo tale incarico fino al 2003.
Dal 1985 è Membro dell’Istituto per il Sostentamento del clero e dal 1988 al 2003 è stato Segretario dell’Istituto di Scienze Religiose di Lungro. Dal 1993 è Membro del Consiglio Presbiterale. È stato Segretario Generale della prima Assemblea Eparchiale di Lungro e Segretario Generale del II Sinodo Intereparchiale. Dal 1998 è Economo Eparchiale.
Dal 2002 al 2003 è stato Moderatore della Curia e Pro-Protosincello; dal 2003 al 2010 Protosincello e finora Delegato ad omnia dell’Eparchia di Lungro, nominato dall’Amministratore Apostolico S.E. Mons. Salvatore Nunnari.
Parla l’albanese e conosce il francese ed il greco.
Ha curato l’edizione italiana del Lezionario Apostolos ed ha pubblicato alcuni articoli di catechesi e di iconologia.
Il 1° luglio nella Cattedrale di Lungro ci sarà la consacrazione episcopale.
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